Si narra che all'età di cinque anni Gati fosse solito
giocare nel cortile di casa con il suo triciclo. Tanto si divertiva che il papà
decise di tracciare con del gesso una sorta di breve circuito sul quale il
bambino passava ore felici. Un brutto giorno successe che lo zio, manovrando il
trattore, cancellò una parte del tracciato. Accadde poi che il piccolo Gianluca,
ignaro del dramma che stava per colpirlo, si avviò col suo bel triciclo nel
circuito ma, arrivato che fu al tratto privo di segnaletica, preso dal panico si
affrettò a raggiungere la prima linea stradale che vide. Fu così che lo
ritrovarono alle porte di Bergamo che seguiva imperterrito la linea di
demarcazione della corsia di emergenza dell'Autostrada A4. Quando la polizia lo
riportò alla famiglia, la prima cosa che disse il pargolo fu: " Perdinci, ma che
cortile grande che abbiamo?". Da quel tragico giorno, Gati non sopporta la vista
del campo di gioco senza che le linee siano
visibili! Ulteriormente peggiorato, in questi ultimi anni Gati ha trasferito
la sua attenzione, non solo sulle linee, ma su tutto
il terreno di gioco, facendo così diventare il
campo di Settecà la sua seconda casa. Al culmine
della sua perversione, è arrivato al punto di
costruirsi da solo una rete metallica per poter meglio
tirare il campo e, più di qualche volta, l'abbiamo
visto utilizzarla, con gli occhi iniettati di sangue, sfrecciando prima
durante e dopo l'allenamento a bordo della sua Passat
Bianca senza freni e frizione. Alla domanda: "Di
questo passo, tra due anni che ne sarà di lui?",
gli esperti non rispondono e si mettono le mani tra
i capelli! |