Faedis 2011

 

 

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Faedis 2011:  LA FINE.

Dopo un anno di pausa dai tornei estivi, la comitiva Spes, non si sa bene per quale motivo, decide di ripresentarsi al torneo di Faedis per un'ultima gloriosa partecipazione. Però decide di farlo alla grande. Ed allora basta con tende, sporco, umidità e 10 turche da dividere con altre 2900 persone. Stavolta si passa di grado: stavolta si va in camper!

Così il nome della squadra è fatto, "Vegno col Camper". Manca solo riuscire a raccimolare un nutrito manipolo di dementi da convincere ad iscriversi alla manifestazione. In questo campo la fa da padrone Miguel che, nonostante non sia ormai da anni un giocatore Spes (e le nostre caviglie ringraziano!), orbita costantemente nel giro degli spessini. Ovviamente tutti gli interpellati, alla domanda "Vieni a faedis?", inizialmente si fanno negare con la classica risposta: "Neanche morto!" oppure "Te me ghe xa fregà tre anni fa, non te me freghi più!". Poi il sibilante Miguel mette sul piatto il punto forte della spedizione: "Ma quest'anno abbiamo il camper!!! Niente tenda, niente umidità, docce calde e cesso sempre disponibile!". In 10 si fanno convincere. Al ritorno non saranno più gli stessi!

Venerdì 22 Luglio 2011:  Miguel ed il suo manipolo di uomini (compresa l'auto di Meme) arriva a Faedis verso le 23.00 con il suo camper a noleggio nuovo fiammante mentre il diluvio universale si abbatte sul NordEst. L'umore però è alto. "Fermiamoci in questo parcheggio, là in mezzo al campo che non c'è ancora nessuno!". "Si, però ho paura che là in fondo è tutto mollo e se ci fermiamo non ripartiamo più!". "Ma va laaaaa!". Al primo tentativo di manovra, il camper si ferma e si pianta. Non si muoverà mai più da quella posizione. Porchi a ripetizione.  L'astuto Gati, con un camper autocostruito dagli alpini che definirlo tale è un insulto per tutti i camperisti del mondo, capisce il dramma che sta per compiersi su Miguel & friends e quindi, entrato nello stesso campo, evita di infilarsi nelle sabbie mobili del fango friuliano e si piazza dove il terreno sembra aver ancora un po' di presa.   Io (Biga) arrivo con il mio mezzo verso le 2 di notte e, prontamente avvisato della situazione dai compagni già in loco, mi piazzo appena dopo l'entrata del suddetto campo adibito a parcheggio nel tentativo (che poi sarà inevitabilmente vano) di muovermi sull'erba fresca e quindi più compatta quando sarà più asciutto e verrà il tempo di muoversi . E piove. Quindi i tre camper sono a venti metri l'uno dall'altro. Quando vado a piedi verso il camper di Miguel vedo Mamo, Meme, Denis e cumpa indaffarati nell'encomiabile e commovente tentativo di piantare la tenda. Senza luce (batteria KO) e fradici come zampogne sarde abbandonano ogni loro tentativo dopo circa un'ora di vano lavoro. Dormiranno accalcati come polli all'interno del camper a nolo di Miguel. E intanto piove.

Sabato 23 luglio 2011: Il maltempo sembra mollare la presa. La nostra prima partita è in programma alle 11 di mattina. Tra occhi gonfi ed aliti pestilenziali ci ritroviamo circa un'ora prima. Nel frattempo molte auto sono entrate o stanno entrando nel campo/parcheggio. Ale (amico di Miguel) sembra il più pimpante di tutti. Talmente pimpante che prende lo zaino, mette dentro tutta la sua roba e si incammina verso la strada. "Dove vai?" gli chiedono i compagni. "Vado a casa. Ho dormito male e piove. Son stufo. Vado via!". Occhi sbarrati di tutti! "Ma se dobbiamo ancora giocare! E poi sei in macchina mia. Come torni a casa?". "Vado a piedi alla stazione! Ciao!" e se ne va. Lo vediamo chiedere informazioni ai parcheggiatori più avanti lungo la strada. Poco dopo lo vediamo tornare indietro, sguardo mesto. Sarà stato il rimorso o forse sarà stato il fatto che la stazione più vicina è almeno a 15 Km senza possibilità di poter prendere nemmeno un mezzo pubblico, fattostà che il figliol prodigo torna all'ovile e tutto torna alla normalità. E intanto inizia a piovere.  Sotto una pioggerella che gelerebbe anche il sangue di un eschimese, si attende il quarto d'ora di ritardo con cui la partita ha inizio. Il campo è il n° 7, quello a ridosso dei rovi che delimitano la fine dello spazio utile per le competizioni, debolmente riparati da una malmessa rete alta un metro e mezzo (nel suo punto più alto). In un campo al limite della praticabilità, la Spes inizia bene e va subito in rete con Giulio (questo poteva già far capire qualcosa!) e raddoppia con Meme ma gli avversari prima della fine del primo tempo accorciano le distanze. "Se giochiamo così ce la possiamo fare tranquillamente!" ci diciamo nell'intervallo. Finisce 4-2 per i nostri avversari dopo che tra le loro fila entra in campo il fratello forte e illegittimo di Cristiano Ronaldo. Troppo veloce anche per i rozzi tentativi degli spessini di spezzargli una tibia con qualche fangata. Episodio da menzionare: mentre il risultato è sul 3-2, gli avversari sbagliano il tiro sopra la porta difesa da un claudicante Denis e la palla finisce tra i rovi. Loro non si muovono (tanto stanno vincendo, bastardi) così Giulio si gonfia il petto e dice "Vaffanculo, vado io!". La palla si trova proprio nel mezzo di un fiume di rovi con spine appuntite come scimitarre saracene e l'approccio di Giulio è giustamente cauto mentre i compagni amorevolmente lo incitano "Cazzo Giulio, muoviti che stiamo perdendo!". Un lento passo lì, un sicuro passo quì... poi il terreno cede e Giulio scompare rotolando in una nube di rovi che lo avvolgono come la notte. "E' morto!" pensano i più ottimisti. Invece dal nulla sbuca il pallone e dopo circa mezz'ora anche Giulio, o quel che ne rimane, esce dall'inferno. "Cambio!" sarà l'unica parola che dirà il giocatore nelle 3 ore successive mentre i medici a bordo campo tentano di riattaccargli con il Superattack i lembi di carne che penzolano dal suo corpo.  Dopo la gara ed un paio di birre, si torna alla base per preparare il pranzo. La partita successiva è alle 3, abbiamo tempo. Finalmente esce il sole e nel giro di un'ora si passa dai 18 ai 32 gradi centigradi. Dopo il freddo, un caldo della Madonna! Nato mette sul tavolo un barile di acciaio inox. Si tratta di un barile di birra da 20 litri con tanto di rubinetto spinatore che, non gli hanno spiegato come, è in grado di mantenere la birra fredda per oltre 24 ore. Nato avvia il procedimento come da istruzioni e dopo circa mezz'ora il rivestimento inox del barile è a dir poco incandescente ma l'ottima birra che ne esce è miracolosamente fredda! Praticamente abbiamo una sorta di fusione nucleare a 2 metri da un camper pieno di gasolio. Accendiamo un cero alla Madonna nella speranza che tutto vada per il meglio e che la birra rimanga fresca. Si decide di fare un pasto calorico che prevede salame, formaggio e un piattone di pasta all'amatriciana corredata da birra e vino. Tra l'acqua che non bolle e ritardi vari, l'ultimo rutto per riuscire a digerire il lauto pranzo esce senza tanto sforzo dallo stomaco di Miguel alle 14.40. Con l'amatriciana ancora sullo stomaco e sotto la candela di un sole splendente ci si incammina quindi verso il campo 4 per la seconda partita. Sette ore di partite ininterrotte dopo una settimana di pioggia e un sole rovente che ha seccato tutto hanno fatto in modo che il mal ridotto terreno di gioco diventasse in pratica come un groviera ma duro coma la pietra. L'arbitro prova il rimbalzo del pallone sul terreno. La lancia in aria e quando tocca terra la palla viene trafitta e bucata da uno spuntone di fango solidificato che sembra la punta di una lancia. L'arbitro fa finta di niente e dichiara "Si gioca!". D'altronde la formula del torneo in 2 giorni non prevede rinvii o ritardi quindi si gioca in qualunque situazione. Perdiamo anche questa, per 1-0, nonostante un Nato miracoloso in versione portiere (a sostituire l'infortunato Denis) e diversi nostri errori sotto porta anche se, stavolta non è la solita scusa, le condizioni del campo non sono state certo d'aiuto. L'ultima partita si gioca alle 19. Meme, Ale e Denis (+ Arianna) tornano a casa in auto e per giocare l'ultima inutile partita del gruppetto Spes rimaniamo in 7: io, Gati, Nato, Mamo, Miguel, Daniele e Giulio che però è fuori causa a causa delle stimmate della prima gara (+ Manu e Silvia). Nel frattempo il continuo passaggio di auto sul prato del parcheggio ha fatto in modo che si formi una specie fiume di fango su cui alcune auto iniziano già a slittare ed a faticare nel muoversi. Ma c'è il sole e con l'asciutto si sistemerà tutto. Dopo un pisolino ristoratore ci svegliamo. Inizia a piovere. Evvai. Ci presentiamo a malincuore al campo n° 1 per la nostra ultima partita. Con queste ultime gocce, il campo è letteralmente una merda! Un laghetto di fanghiglia di 10 cm di spessore medio e ad aspettarci c'è una squadra di ragazzetti che vincendo contro di noi si potrebbero qualificare per la domenica. Perdiamo, ovviamente, ma il fulcro della partita è la diatriba infinita, inguardabile, inenarrabile, indescrivibile (più tutte le parole che iniziano con in.. che volete) tra l'arbitro e Gati, iniziata per un probabile tocco di mano del portiere avversario in occasione di un'uscita in scivolata fuori area. Nello specifico l'uscita del portiere è probabilmente fallosa ma, in un campo in cui non si sta in piedi ed in cui sono visibili forse solo 4 metri di linee di gesso in tutto il campo, l'arbitro lascia correre. "Non protesterà nessuno!" pensa tra se e se. Mai un uomo ha fatto considerazione più sbagliata. Gati si accorge da lontano che il portiere, scivolando con la palla in mano, è uscito dalla propria area di almeno un metro considerando quello che sul perimetro di gioco potrebbe sembrare l'incrocio tra la linea di fondo e l'area di rigore. Vena pulsante sulla tempia, Gati si precipita sul luogo del misfatto urlando "Quàààààà!!! L'ha portata fino a quàààààààà!! QUAAAAAAAAA!!!!". L'arbitro visibilmente a disagio si difende "Ma nooo, è dentro l'area. A occhio è dentro!". A Gati, preso da un'inspiegabile ira funesta, gli scoppia la vena e, agitando le braccia come un nuotatore di delfino, urla ancora mangiandosi mezze parole e in una tonalità che spezza a metà i vetri degli occhiali da Daniele "AAAaaargh!!! Plsin.... Grassff... Sgrunn.. Aaargh! Te go dito che è quààà!!  Quààààà!! QUUAAAAAAAA!!! AAAAaaaaaargh!!". Da lì in poi Gati sarà una protesta continua anche per le rimesse laterali a nostro favore "Eh bravoooo! Questa è giustaaa! No come primaaa! Aaaaaaargh!". Finalmente, dopo 30 interminabili minuti tra acqua e fango, la partita finisce con il risultato di 2-0 per loro. Poco importa. l'importante è farsi una doccia calda. Alla sera, sotto la tenda del camper e nonostante la pioggia, riusciamo anche a farci la meritata grigliata! Tutto attorno alla nostra tavola segue un numero indefinibile di auto piantate con gente dietro che spinge, si infanga e si incazza! Ad un certo punto dall'oscurità si sente una voce "Maledetti!! Ma aiutare nooo???". Si suppone ce l'abbia con noi uno sparuto gruppi di giovanotti che stanno spingendo l'auto di una biondina che tentava di uscire dalla melma guidando con telefonino su una mano e specchietto nell'altro. La possibilità che uno di noi si alzi da tavola e si immerga nel fango per spingere l'ennesima auto è praticamente nulla ed è anche inutile spiegare che l'organizzazione del torneo ha messo a disposizione 24 ore su 24 dei trattori per queste situazioni. Continuiamo beati la nostra cena. Dopo circa un quarto d'ora, quando l'auto della biondina è stata spostata di non meno di dieci metri, arriva anche la seconda maledizione "Che vi prenda un tumore!! Meledetti! Aiutare nooo???". Visibilmente scossi, facciamo una risata e mangiamo l'ennesima costicina alla faccia loro!

Domenica 24 Luglio 2011:  "Movate che xe quà el trattore!" con queste suadenti parole Nato da la sveglia a tutta la comitiva accompagnando la frase con vigorose legnate sulle carrozzerie dei camper. Dopo una notte in cui non ha mai smesso di tempestare, la mattina ci troviamo praticamente in un lago di fango. Ma almeno noi abbiamo dormito benone, basta dare un'occhiata delle tende poco distanti immerse nell'acqua per capire che a tutti non è andata così bene. Fortunatamente ci sono un bel numero di trattori pronti a trainare i mezzi bloccati nei parcheggi. Nel giro di mezz'ora siamo tutti con le ruote sul benedetto asfalto. Mentre siamo pronti ad andarcene Gati arriva mesto: "Tosi. Gò la batteria a terra. Il motore non si accende più!". Così, alle 9.30 della mattina eccoci a spingere il furgoncino del vecio Catin per farlo partire. Prima di prendere la via di casa seguiranno, in lenta progressione: colazione al primo bar di Faedis, seconda spinta al camper di Gati perchè ha spento il motore e adesso vuole andare a casa, aperitivo con Michele di Udine (che ci ha procurato l'ottima carne per la grigliata), pranzo in un bellissimo ristorante poco distante dal torneo. Faedis bye bye. E forse è un addio.

P.S. Per la cronaca, per la prima volta nella sua lunga storia, tutte le attività della giornata di domenica del torneo di Faedis sono state cancellate!! Tanto per dire...

 


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